Memoria e Diritti
Il dovere della memoria, la scelta dei diritti
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Abbiamo pensato a questo percorso di riflessione sui diritti umani partendo dall’esperienza dell’America Latina perché pensiamo che sia importante capire come possa essere tragicamente facile scivolare in una situazione in cui le società smettono di credere in un percorso comune per tutti i loro membri, e chi ha il potere per farlo decide di sacrificare i diritti fondamentali di alcuni (o di tanti) in nome di obiettivi che, si vuol far credere, sono gerarchicamente più elevati, come la “sicurezza nazionale” o la lotta all’espansionismo sovietico (nel periodo, appunto, delle dittature latino-americane), il trionfo di un’ideologia politica o religiosa, o ancora la guerra, più o meno preventiva, al terrorismo globale.
Pensiamo che sia importante farlo per molti motivi. Perché le generazioni giovani comprendano fino in fondo a quale abisso di solitudine e di disumanizzazione può portare l’abolizione delle garanzie di protezione dei diritti fondamentali della persona. Perché i giovani si rendano conto di quanto poco basti a farci cadere nella trappola dell’indifferenza alla sorte degli “altri”, ma anche perché siano raggiunti, emotivamente soprattutto, dalla speranza che può suscitare il racconto di chi ha lottato, e infine ha contribuito, assieme a tanti altri, alla rinascita della democrazia e al ristabilimento di un sistema rispettoso dei diritti umani. Ma anche, e forse soprattutto, perché la memoria, questa memoria (assieme ad altre memorie a noi ancora più vicine, come il fascismo, il nazismo, lo stalinismo, la nostra emigrazione, la nostra miseria e tante altre), ci serva a prevenire le tendenze che vediamo emergere sempre più pericolosamente nella nostra società occidentale del XXI secolo, verso nuove forme di violazione dei diritti umani.
Se vogliamo prevenire questi pericoli, dobbiamo imparare a riconoscere le somiglianze e i punti di contatto tra queste tendenze e le immagini consolatorie alle quali troppo spesso affidiamo le nostre sicurezze ed il senso della nostra soggettività e del nostro agire nello spazio sociale. Tra cui, appunto, quella falsa sicurezza che proietta il male su altre etnie e su comportamenti che riteniamo essere diversi dai nostri.
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